La legalità è l’infrastruttura civile dello sviluppo

La legalità è l’infrastruttura civile dello sviluppo

Comuni, competenza tecnica e responsabilità della classe professionale contro illegalità e corruzione

di Francesco Foti – Presidente Ordine Ingegneri Reggio Calabria

La tornata elettorale che interessa numerosi Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria non è soltanto un passaggio democratico. È anche un’occasione per riportare al centro una questione decisiva: senza legalità non c’è sviluppo, senza istituzioni credibili non c’è fiducia, senza competenza amministrativa non c’è futuro per i territori.

Il richiamo alla legalità, soprattutto in una fase elettorale, non deve essere letto come una formula polemica né come un tema da agitare contro qualcuno. È, piuttosto, un’indicazione di metodo per chiunque si candidi ad amministrare una comunità. Significa procedure chiare, appalti trasparenti, gestione corretta del patrimonio pubblico, pianificazione urbanistica, controllo del territorio, prevenzione dell’abusivismo, atti motivati e decisioni tracciabili.

L’illegalità, infatti, non è soltanto violazione della norma. È un limite allo sviluppo. È un costo economico, sociale e culturale. Rende più deboli le imprese sane, scoraggia gli investimenti, altera la concorrenza, consuma fiducia, blocca la programmazione e alimenta rassegnazione. Dove l’illegalità diventa abitudine, il merito perde valore, la pubblica amministrazione si indebolisce e i cittadini finiscono per percepire le regole come un ostacolo, anziché come una garanzia.

Per questo la sfida è anche culturale. La ’ndrangheta e i fenomeni corruttivi rappresentano le manifestazioni più gravi di un sistema che si nutre di opacità, scorciatoie, favori personali e debolezza delle istituzioni. Contrastare l’illegalità significa rompere questa normalizzazione, restituendo valore al rispetto delle regole, alla trasparenza delle procedure e alla responsabilità di chi amministra.

La lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione non si esaurisce nell’azione repressiva dello Stato, della magistratura e delle forze dell’ordine, che resta fondamentale. Si rafforza anche nella quotidianità degli uffici comunali: nei regolamenti, nei procedimenti edilizi, negli affidamenti, nei controlli, nella manutenzione del patrimonio pubblico, nella programmazione degli interventi. Ogni atto ben costruito, ogni procedura limpida, ogni scelta fondata su competenza riduce gli spazi di condizionamento.

In questa azione di presidio assume un valore decisivo il ruolo della classe professionale e, in particolare, degli ingegneri. Nei territori complessi, la competenza tecnica non è un sapere neutro o marginale: è parte della qualità della classe dirigente. Gli ingegneri, sia nella libera professione sia all’interno della pubblica amministrazione, partecipano ogni giorno alla costruzione della legalità attraverso la qualità della progettazione, la correttezza dei procedimenti, la verifica dell’esecuzione delle opere, la trasparenza degli affidamenti, il controllo del territorio e la tutela dell’interesse pubblico.

Il libero professionista che rifiuta scorciatoie, che certifica con rigore, che non piega la tecnica alla convenienza del momento, svolge una funzione civile. Il tecnico pubblico che istruisce correttamente un procedimento, che difende la trasparenza dell’atto amministrativo, che pretende documentazione completa, che applica le regole anche quando sono scomode, diventa un presidio concreto contro l’arbitrio, la pressione indebita, il favore personale e il condizionamento criminale.

In questo senso la legalità non è soltanto materia delle aule giudiziarie. È anche il risultato silenzioso di migliaia di decisioni tecniche assunte con competenza, indipendenza e responsabilità. Per questo gli ingegneri devono essere riconosciuti come parte essenziale della classe dirigente del territorio: non una categoria chiamata soltanto a redigere elaborati o a risolvere emergenze, ma un corpo professionale capace di orientare le scelte pubbliche verso qualità, sicurezza, trasparenza e sviluppo.

È nei Comuni che lo Stato incontra più direttamente il cittadino. Per questo la qualità amministrativa degli enti locali è decisiva. Un Comune fragile, privo di strutture tecniche adeguate e costretto a inseguire le emergenze, diventa più esposto alle pressioni e alle distorsioni. Un Comune organizzato, dotato di professionalità, strumenti digitali, piani aggiornati e procedure definite, diventa invece un presidio concreto di legalità, fiducia istituzionale e sviluppo possibile.

La Città Metropolitana di Reggio Calabria è un territorio che conosce bene le proprie ferite: dissesto idrogeologico, abusivismo edilizio, fragilità infrastrutturali, spopolamento delle aree interne, ritardi nella programmazione, carenze nella manutenzione, difficoltà operative di molti enti locali. Ma sarebbe un errore raccontarlo soltanto attraverso le sue criticità. Questo territorio possiede energie civili, competenze professionali, università, imprese sane, comunità locali, giovani tecnici e amministratori capaci di trasformare i problemi in occasioni di riscatto.

La vera sfida è liberare queste energie da una narrazione di rassegnazione. Reggio Calabria e la sua area metropolitana non sono condannate all’immobilismo. Possono costruire una stagione nuova se sapranno mettere insieme visione politica, competenza tecnica, senso delle istituzioni e fiducia nelle proprie risorse migliori. La legalità, in questa prospettiva, non è un freno. È la condizione che consente alle forze sane del territorio di esprimersi, competere, investire e generare futuro.

In questa direzione, Ordini professionali, Università e competenze tecniche del territorio possono offrire un contributo essenziale. Non per sostituirsi alla politica, ma per rafforzare il metodo delle decisioni pubbliche e accompagnare soprattutto i piccoli Comuni, spesso privi di strutture adeguate. La sinergia tra istituzioni e saperi tecnici può aiutare nella predisposizione di bandi, nella programmazione delle opere pubbliche, nell’aggiornamento degli strumenti urbanistici, nella gestione del rischio idrogeologico e nella costruzione di procedure più solide, verificabili e trasparenti.

È anche da questa alleanza tra buona amministrazione e competenza professionale che può nascere una risposta moderna, concreta e non retorica alla criminalità organizzata e alla corruzione. Una risposta che non si limiti alla denuncia, ma che agisca sulle condizioni che rendono possibile l’illegalità: la confusione amministrativa, l’assenza di programmazione, la debolezza degli uffici, la solitudine dei piccoli Comuni, la mancanza di controlli, la distanza tra decisione politica e sapere tecnico.

La prossima stagione amministrativa sarà tanto più efficace quanto più saprà trasformare il richiamo alla legalità in pratiche concrete: uffici tecnici rafforzati, procedimenti chiari, controlli effettivi, piani aggiornati, manutenzione programmata, gestione rigorosa delle risorse pubbliche e apertura al confronto con le competenze del territorio.

Per Reggio Calabria e per l’intera area metropolitana, la vera sfida è costruire Comuni più autorevoli, meno soli e più capaci di decidere nell’interesse generale. L’illegalità è un freno allo sviluppo e una cultura da sconfiggere. La legalità, al contrario, è una infrastruttura civile: non si vede come una strada, un ponte o una rete tecnologica, ma sostiene tutto ciò che una comunità vuole costruire.

Da questa consapevolezza passa il destino dei nostri Comuni. E da qui passa anche la responsabilità della classe professionale e degli ingegneri: contribuire, con competenza, autonomia e senso delle istituzioni, a rendere il territorio più libero, più giusto e più capace di costruire il proprio futuro.